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Learning How to See in the Dark – ARTHUR DUFF per Medimex2018FavoriteLoadingAggiungi

INSTALLAZIONI

dal 7 al 10 giugno – Castello Aragonese – TARANTO

progetto espositivo a cura di CONTEMPO
ARTHUR DUFF per Medimex2018 – LEARNING HOW TO SEE IN THE DARK

Il Castello Aragonese di Taranto sarà il soggetto dell’istallazione site specific di ARTHUR DUFF per il Medimex. L’artista statunitense, è stato invitato da Contempo, il progetto di arte contemporanea di Valentina Iacovelli, a realizzare un’opera per l’edizione 2018 dell’International Festival & Music Conference promosso da Puglia Sounds.

L’istallazione s’intitola Learning how to see in the dark. “L’oscurità è molto più difficile da trovare di quanto si possa pensare, e l’assurdità di aspettare che l’oscurità parli di forma non è persa per me”, dice Duff. Qualunque tipo di fortezza sull’acqua è irresistibile per lui. Il Castello Aragonese di Taranto sarà perfetto da immaginare al buio, le pareti scompariranno e si sono mescoleranno al mare. Il solido che incontra il fluido diventa una fonte d’ispirazione per l’artista statunitense. Nella sua istallazione la parte materica assumerà le sembianze del fluido. Tre proiettori RGB a luce bianca laser si proietteranno sulle pareti buie del castello. La luce sarà protagonista, saranno usati gas eccitati per produrre un’azione laser.
I testi, elemento caratterizzante delle opere di Duff, saranno usati come immagini: saranno proiettati come brevi frasi (spesso singole parole) e coinvolgeranno il pubblico in una comunicazione diretta.
Il castello diventerà il personaggio principale, un luogo di esplorazione in cui il pubblico è invitato a riconsiderare il luogo in cui si trova.
 
 
Contempo è il risultato dell’interazione tra gli artisti, il nostro patrimonio architettonico ed il pubblico. È un festival di Arti visive; Arte Contemporanea abbinato a concerti dal vivo dal jazz alla musica elettronica, Musica nazionale ed internazionale.

Gli interventi di Duff, artista americano nato a Wiesbaden, in Germania, nel 1973, e oggi residente in Italia, tendono ad un progressivo coinvolgimento e immedesimazione tra visitatore e spazio, in un cortocircuito temporale che unisce passato e presente, dove la tecnologia è luogo ideativo ancora prima che strumento realizzato. Duff procede secondo coordinate immateriali e cerca di tradurre in corporeità una virtualità che è oggi la nostra esperienza estesa e complessa di fisicità. Infatti, Duff, non parla di «opere», ma di singolo «esperimento» continuo. Nell’indicare l’elemento verbale e la luce, che sono tra le componenti principali, invece di usare termini come «parola» o «luce», preferisce termini come «informazione» e «viaggio». Il lavoro di Duff si è sempre concentrato sulla creazione di spazi complessi di esperienza, sia visiva che fisica, che utilizzano la proiezione laser, la luce o la pulsazione di immagini (sia luminose che ottenute attraverso schemi) per portare avanti configurazioni sempre mutevoli. Sulla base di queste considerazioni, dell’identità fluida e della natura anti-intellettuale della sua poetica, si può leggere molto di ciò che realizza, non tanto in termini di sequenza di azioni in apparenza altamente tecniche e spettacolari, quanto in un dialogo mutevole, complesso e rigoroso con le coordinate spaziali di un presente quasi interamente costituito da esperienze digitali e virtuali.

Nelle sue proiezioni, basate sulla combinazione di luce artificiale e linguaggio spazializzato, come nelle stratificazioni annodate di immagini stellari implicite, la luce è per Duff la possibilità metaforica prima di un transito, un viaggio, nel mondo dell’informazione come un fisico potenzialmente infinito e materiale dinamico.